Colossi di Memnone: Viaggio nel Tempo tra Storia e Leggenda

I Colossi di Memnone, situati a Luxor, sono due maestose statue che rappresentano il faraone Amenhotep III, costruite circa 3400 anni fa.
 
Alte oltre 18 metri e scolpite in quarzite rosa, queste imponenti opere sono state testimoni silenziosi della grandezza dell'antico Egitto e continuano a stupire visitatori da tutto il mondo.
 
 La loro storia affascinante non riguarda solo la magnificenza artistica, ma anche le leggende che le circondano.
 
Uno degli episodi più celebri è il misterioso “canto” all’alba, fenomeno acustico che si manifestava quando i raggi del sole colpivano una delle statue danneggiate dai terremoti.
 
Gli antichi greci e romani interpretarono questo suono come il lamento di Memnone verso sua madre Eos, e il racconto si diffuse rapidamente tra viaggiatori e imperatori dell’epoca.
 
Oggi, il restauro ha fermato il suono, ma il fascino dei Colossi di Memnone rimane intatto, rendendoli una tappa obbligata per chi visita Luxor.
 
Visitare questi giganti di pietra significa immergersi nella storia del Nuovo Regno, comprendere la capacità ingegneristica degli antichi egizi e percepire il legame tra mito e realtà.
 
Posizionati all’ingresso del “Tempio di Milioni di Anni” di Amenhotep III, i Colossi rappresentavano i guardiani del sovrano e il simbolo della sua divinità in terra.
 
Oggi i visitatori possono ammirarli liberamente, grazie all’ingresso gratuito, e apprezzarne la grandiosità fotografando le statue all’alba o esplorando il sito con guide esperte che raccontano dettagli storici e curiosità sulle leggende.
 
In sintesi, i Colossi di Memnone non sono solo monumenti archeologici: incarnano la storia millenaria, le leggende affascinanti e l’arte straordinaria dell’antico Egitto, offrendo un’esperienza unica che trasporta chi li osserva in un tempo lontano, tra mito e realtà.

Qual è la storia millenaria dietro i Colossi di Memnone?

Le imponenti statue che oggi conosciamo come i Colossi di Memnone hanno una storia che risale a ben 3400 anni fa, quando l'Egitto viveva uno dei suoi periodi più floridi. 
 
Queste gigantesche sculture in pietra rappresentano il faraone Amenhotep III seduto in trono, con le mani appoggiate sulle ginocchia e lo sguardo rivolto verso est, in direzione del Nilo e del sole nascente.
 

Quando furono costruite le statue?


I Colossi furono eretti intorno al 1350 a.C., durante il regno del faraone Amenhotep III, anche conosciuto come Amenofi "il Magnifico". 
 
Questo potente sovrano governò l'Egitto dal 1390 al 1353 a.C., durante il periodo del Nuovo Regno.
 
La loro costruzione fu un'impresa colossale non solo per le dimensioni, ma anche per la logistica:
 
il materiale utilizzato, la quarzite arenaria, fu estratta dalle cave nei pressi del Cairo e trasportata per ben 675 km fino a Tebe (l'odierna Luxor).
 
Le statue, che misurano 15,60 metri di altezza (circa 18 metri includendo gli zoccoli di 2,30 metri), pesano ciascuna circa 720 tonnellate.
 
Un dato che testimonia la straordinaria capacità ingegneristica degli antichi egizi.
 

Qual era la loro funzione originaria?


Non furono costruite per essere semplici opere decorative. In realtà, la funzione originaria dei Colossi era quella di fare da guardiani all'entrata del "Tempio di Milioni di Anni" di Amenhotep III. 
 
Questo gigantesco centro di culto fu costruito mentre il faraone era ancora in vita e aveva uno scopo ben preciso: riconoscere il sovrano come reincarnazione in terra del dio, sia prima che dopo la sua morte.
 
Il tempio era una struttura impressionante che si estendeva su una superficie di ben 35 ettari, rendendolo all'epoca il più grande e opulento di tutto l'Egitto.
 
 Per dare un'idea della sua magnificenza:
 
  • Superava in dimensioni il complesso templare di Karnak
  • Era più grande del Ramesseum di Ramesse II
  • Eccedeva in estensione anche il Medinet Habu di Ramesse III
Purtroppo, oggi del tempio rimangono solo scarsissimi resti. 
 
Fu gravemente danneggiato da un terremoto nel 27 a.C., che probabilmente ne causò la distruzione e danneggiò parzialmente anche i Colossi.
 
 Successivamente, un altro forte terremoto, avvenuto circa 1.200 anni fa, abbatté completamente i Colossi.
 

Come si inseriscono nel contesto del Nuovo Regno egizio?


Il regno di Amenhotep III rappresenta l'apice del periodo noto come Nuovo Regno (1550-1070 a.C.), un'epoca di grande prosperità per l'antico Egitto. 
 
Durante questo periodo pacifico, l'Egitto raggiunse livelli senza precedenti di potere, ricchezza e raffinatezza artistica.
 
Sotto il governo di Amenofi III, l'Egitto godette non solo di stabilità interna ma anche di un notevole prestigio internazionale.
 
 Fu un'epoca di grandi costruzioni e di splendore artistico, in cui i confini dell'impero si estendevano dalla Nubia (dove il faraone fece costruire un altro tempio chiamato Soleb) fino al Medio Oriente.
 
I Colossi di Memnone rappresentano perfettamente lo spirito di quest'epoca: monumentali, maestosi e progettati per impressionare chiunque li osservasse, ricordando all'uomo la grandezza degli dei egizi e del faraone che li rappresentava in terra.
 

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tempio funerario di amenhotep iii,  Colossi di Memnone

Cosa rende uniche queste statue rispetto ad altre in Egitto?

Tra i numerosi monumenti che dominano il paesaggio egiziano, i Colossi di Memnone possiedono caratteristiche che li rendono veramente straordinari nel panorama archeologico dell'antico Egitto.
 
 Queste due statue monumentali non sono semplicemente esempi di arte funeraria, ma rappresentano un connubio unico di ingegneria, storia e leggenda che ha affascinato visitatori per millenni.
 

Perché sono chiamate 'Colossi'?


Il termine "Colossi" non è casuale ma deriva dalle dimensioni monumentali delle statue, che le rendono visibili perfino dalla riva opposta del Nilo.
 
La denominazione completa "Colossi di Memnone" ha tuttavia un'origine curiosa, frutto di un equivoco storico.
 
Gli antichi greci, che visitavano queste zone come turisti, commisero un errore di identificazione.
 
Nonostante rappresentino il faraone Amenhotep III, i greci associarono le statue a Memnone, un eroe della loro mitologia.
 
 Questo personaggio leggendario, figlio di Eos (la dea dell'aurora) e di Titone, era il Re di Persia e d'Etiopia e morì durante la guerra di Troia per mano di Achille.
 
Ciò che rese particolarmente affascinante questa identificazione era un fenomeno acustico: una delle statue produceva un suono melodioso all'alba, che i greci interpretarono come il lamento di Memnone verso sua madre Eos. 
 
In realtà, questo suono aveva un'origine ben più prosaica: era causato dal riscaldamento e raffreddamento della pietra all'alba, che provocava crepe e fratture sonore.
 
Questo fenomeno contribuì in modo decisivo alla fama delle statue nel mondo antico.
 

Quali sono le loro dimensioni e materiali?


Le dimensioni dei Colossi sono davvero impressionanti e contribuiscono alla loro unicità:
  • Altezza totale: circa 18 metri (includendo i piedistalli di 4 metri)
  • Peso di ciascuna statua: circa 720 tonnellate
  • Distanza tra le due statue: circa 15 metri
Per quanto riguarda i materiali, entrambe le statue sono state scolpite da blocchi di quarzite rosa (o quarzite arenaria), una pietra particolarmente dura e durevole. 
 
Questa scelta non fu casuale: la resistenza del materiale ha permesso alle statue di sopravvivere per più di 3400 anni, nonostante terremoti e altre calamità.
 
La provenienza di questa pietra rappresenta un'altra caratteristica straordinaria: la quarzite fu estratta dalle cave di Gebel el-Silsila (situate a circa 100 km a sud di Luxor) o, secondo altre fonti, da El-Gabal el-Ahmar nei pressi del Cairo. 
 
In ogni caso, il trasporto di questi enormi blocchi per centinaia di chilometri lungo il Nilo fu un'impresa ingegneristica notevole, che testimonia l'abilità degli antichi egizi.
 

Cosa le distingue da altre statue funerarie?


La funzione originaria dei Colossi li distingue nettamente da altre statue funerarie egiziane. 
 
Non erano semplici monumenti commemorativi, ma servivano come guardiani dell'ingresso al "Tempio di Milioni di Anni" di Amenhotep III, un centro di culto di proporzioni gigantesche.
 
Mentre la maggior parte delle statue funerarie egizie si trovava all'interno di tombe o templi, i Colossi erano posizionati strategicamente all'aperto, sulla sponda occidentale del Nilo, con lo sguardo rivolto a est verso il fiume e il sole nascente.
 
Questa posizione simbolica sottolineava il loro ruolo di sentinelle divine.
 
Un altro elemento distintivo è l'iconografia: ogni statua rappresenta il faraone seduto sul trono con le mani appoggiate sulle ginocchia, ma include anche rappresentazioni della moglie Tiy e della madre Mutemwiya.
 
 Inoltre, sui pannelli laterali è raffigurato il dio del Nilo Hapy, simbolo di fertilità e prosperità.
 
La combinazione di dimensioni colossali, materiali pregiati, posizione strategica e ricca iconografia rende queste statue uniche nel loro genere, testimoni silenziosi di una delle epoche più splendide dell'antico Egitto.
 

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tempio funerario di amenhotep iii,  Colossi di Memnone

Quali miti e leggende circondano i Colossi di Memnone?

Il fascino millenario dei Colossi di Memnone risiede non solo nella loro imponenza architettonica, ma anche nei miti e nelle leggende che li hanno avvolti per secoli.
 
Queste gigantesche statue hanno alimentato racconti fantastici che hanno attraversato culture e generazioni, rendendo questo sito uno dei più enigmatici dell'Egitto.
 

Chi era Memnone secondo la mitologia greca?


Memnone era un eroe leggendario della mitologia greca, figlio di Eos (la dea dell'aurora) e di Titone, un principe troiano. 
 
Noto come un coraggioso e nobile guerriero di origine etiope, Memnone regnava come sovrano di Persia ed Etiopia.
 
Durante l'ultimo anno della guerra di Troia, Memnone guidò un imponente esercito di etiopi, susiani, indiani e assiri in soccorso della città assediata.
 
 Considerato il "più bello tra tutti i guerrieri" che parteciparono al conflitto, come riportato nell'Odissea, Memnone possedeva un'armatura forgiata da Efesto, simile a quella di Achille.
 
Nonostante il suo valore in battaglia, incontrò un destino tragico: dopo aver ucciso Antiloco, fu trafitto e decapitato da Achille. 
 
La morte di Memnone provocò l'immenso dolore della madre Eos, le cui lacrime formarono la rugiada mattutina.
 

Cosa racconta la leggenda del canto all'alba?


Secondo antichi resoconti, dopo un terremoto avvenuto nel 27 a.C., una delle statue iniziò a emettere un suono melodioso all'alba. 
 
Questo fenomeno acustico, simile a un crepitio o a un lamento, si verificava quando i primi raggi del sole colpivano la statua danneggiata.
 
I greci e i romani interpretarono poeticamente questo suono come il lamento di Memnone che salutava sua madre Eos al sorgere del sole. 
 
Come descritto elegantemente da Filostrato nella sua "Vita di Apollonio di Tiana": "I raggi del sole colpiscono le labbra, come un plettro che tocchi la lira, producendo una voce che consola la dea del mattino".
 
In realtà, il fenomeno aveva una spiegazione scientifica: era causato dall'aumento della temperatura all'alba che, facendo evaporare la rugiada accumulata nelle crepe della pietra, produceva vibrazioni sonore. 
 
Il restauro della statua in epoca romana, per volere dell'imperatore Settimio Severo nel 199 d.C., interruppe questo fenomeno acustico.
 

Come si è diffusa questa leggenda nel mondo antico?


La fama della statua "cantante" si diffuse rapidamente nel mondo antico, attirando viaggiatori da tutto il Mediterraneo.
 
 Il primo a documentare il fenomeno fu lo storico e geografo greco Strabone, che affermò di aver udito il suono durante un viaggio effettuato nel 20 a.C. [121].
 
Successivamente, anche altri illustri scrittori come Pausania, Tacito e Giovenale descrissero il fenomeno [121], contribuendo a diffondere la leggenda. 
 
La statua divenne così celebre che persino imperatori romani si recarono in visita.
 
Giulia Balbilla, durante un viaggio in Egitto con la corte dell'imperatore Adriano e sua moglie Vibia Sabina, vi incise epigrammi ancora oggi leggibili.
 
Sulle statue sono state trovate circa 90 iscrizioni di persone che nell'antichità affermavano di aver sentito il suono emesso dalla statua. 
 
L'ultima menzione del "canto" risale al 196 d.C., dopodiché nel terzo secolo d.C. cessarono le notizie e gli epigrammi celebrativi della "voce".
 

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tempio funerario di amenhotep iii,  Colossi di Memnone

Cosa ci raccontano gli antichi viaggiatori su questo luogo?

Le misteriose statue di Amenhotep III divennero un'attrazione turistica già nell'antichità, attirando visitatori da tutto il Mediterraneo desiderosi di assistere al fenomeno del "canto".
 
 Gli antichi viaggiatori ci hanno lasciato numerose testimonianze che documentano questo straordinario evento, trasformando i Colossi in una delle prime destinazioni turistiche documentate della storia.
 

Quali fonti storiche parlano del canto?


Innanzitutto, fu lo storico e geografo greco Strabone a fornire la prima testimonianza scritta del misterioso suono, durante un viaggio in Egitto nel 20 a.C. in compagnia di Elio Gallo, prefetto d'Egitto. 
 
Strabone rimase affascinato dal fenomeno, pur non riuscendo a determinare con certezza se il suono provenisse dalla statua stessa o dal piedistallo.
 
In seguito, altri importanti scrittori dell'antichità come Pausania, Tacito e Giovenale descrissero questo fenomeno acustico nelle loro opere. 
 
Particolarmente significativa è la narrazione di Filostrato nella sua "Vita di Apollonio di Tiana" (II-III secolo d.C.), che ci ha lasciato una delle descrizioni più poetiche.
 
A testimonianza dell'enorme popolarità di questo fenomeno, sono state rinvenute circa 90 iscrizioni di persone che nell'antichità affermavano di aver udito il canto della statua.
 

Cosa scrissero i romani e i greci?


I viaggiatori dell'antichità furono profondamente colpiti da questo fenomeno acustico.
 
 Filostrato lo descrisse con parole di straordinaria bellezza: "I raggi del sole colpiscono le labbra, come un plettro che tocchi la lira, producendo una voce che consola la dea del mattino".
 
Questa poetica interpretazione riflette perfettamente come i greci e i romani associarono il suono alla mitologia di Memnone.
 
È interessante notare che la statua era considerata "capricciosa", poiché non produceva il suono in tutte le occasioni.
 
Questo probabilmente dipendeva dalle particolari condizioni climatiche necessarie per generare il fenomeno acustico, il che rendeva l'esperienza ancora più misteriosa e ambita per i visitatori antichi.
 

Come reagirono gli imperatori romani al fenomeno?


L'incredibile fama dei Colossi "cantanti" attirò persino illustri imperatori romani, desiderosi di assistere personalmente a questo prodigio. 
 
Tra le visite più celebri vi fu quella dell'imperatore Adriano, accompagnato dalla moglie Vibia Sabina nel 130 d.C..
 
Durante questa visita imperiale, la poetessa Giulia Balbilla, amica intima dell'imperatrice, compose quattro epigrammi che fece incidere sulla base della statua. 
 
Questi versi rappresentano una testimonianza preziosa non solo del fenomeno, ma anche dell'ultima manifestazione del dialetto eolico letterario, lo stesso utilizzato da Saffo e Alceo.
 
Il destino del canto dei Colossi venne segnato dall'imperatore Settimio Severo che, nel 199 d.C., ordinò il restauro della statua danneggiata.
 
 Ironicamente, proprio questo intervento, che mirava probabilmente a ingraziarsi l'oracolo, interruppe per sempre il fenomeno acustico, facendo ammutolire definitivamente la "voce" della statua.
 

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Come visitare i Colossi di Memnone oggi?

Visitare i giganteschi guardiani dell'antica Tebe è un'esperienza che richiede una pianificazione minima ma che offre un incontro indimenticabile con la storia millenaria dell'Egitto.
 

Qual è il periodo migliore per visitarli?


L'intervallo tra novembre e marzo rappresenta il momento ideale per esplorare i Colossi, quando le temperature sono moderate e favorevoli alle attività all'aperto. 
 
Durante l'estate, le temperature possono facilmente superare i 40°C, rendendo la visita particolarmente impegnativa.
 
Per gli appassionati di fotografia, l'alba è il momento magico: la luce sulle colline dietro i Colossi può essere spettacolare e incontrerete pochi altri visitatori. 
 
Inoltre, visitando il sito nelle prime ore del mattino eviterete il caldo torrido, specialmente nella stagione estiva.
 

Come arrivare a Luxor e al sito?


Luxor è ben collegata al resto dell'Egitto tramite:
L'aeroporto internazionale con voli regolari da Il Cairo, Hurghada e Sharm El Sheikh
Servizio ferroviario bisettimanale che collega la città ad Assuan e al Cairo
Linee di autobus che collegano Luxor alle principali città egiziane
Una volta a Luxor, i Colossi sono raggiungibili in diversi modi:
  • Taxi: la soluzione più diretta, con un percorso di circa 15-35 minuti dal centro città e un costo tra 1,91 e 3,82 euro
  • Tour organizzati che integrano la visita con altri siti archeologici
  • Auto a noleggio per un'esplorazione autonoma
  • Attraversamento del Nilo con imbarcazioni tradizionali

Cosa aspettarsi durante la visita?


I Colossi sono accessibili tutti i giorni dalle 6:00 alle 17:00 (dal lunedì al sabato) e dalle 6:00 alle 18:00 la domenica[223].
 
 La visita dura circa un'ora ed è completamente gratuita, una rarità nel panorama turistico egiziano.
 
Purtroppo, il grande tempio funerario di Amenhotep III non è visitabile poiché è un continuo cantiere di scavi archeologici. 
 
Durante la visita, è consigliabile portare un copricapo e dell'acqua, specialmente in estate.
 

Ci sono tour guidati o esperienze speciali disponibili?


Nonostante l'ingresso gratuito, è raccomandato affidarsi a guide locali qualificate che possono arricchire significativamente l'esperienza con dettagli storici e artistici. 
 
Molti tour della riva occidentale integrano i Colossi con altri siti archeologici importanti come la Valle dei Re, la Valle delle Regine e il Tempio di Hatshepsut.
 
Per un'esperienza particolarmente suggestiva, considerate una crociera sul Nilo che include i Colossi nel suo itinerario[223]. 
 
Alcuni visitatori scelgono persino di ammirarli dall'alto con voli in mongolfiera prima di visitarli via terra.
 

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tempio funerario di amenhotep iii,  Colossi di Memnone

perché i colossi di memnone sono così straordinari?

I maestosi Colossi di Memnone rappresentano quindi un tesoro inestimabile del patrimonio archeologico egiziano.
 
Sopravvissuti per oltre 3400 anni, queste imponenti statue hanno attraversato epoche e culture diverse, mantenendo intatto il loro fascino enigmatico.
 
Dopo un lungo restauro, oggi è finalmente possibile ammirare nuovamente questi giganti di pietra nel loro antico splendore.
 
Prima di tutto, la storia millenaria dei Colossi ci riporta all'epoca più florida dell'antico Egitto, quando il faraone Amenhotep III governava durante il Nuovo Regno.
 
 Certamente, l'impresa ingegneristica necessaria per trasportare e scolpire 720 tonnellate di quarzite rosa testimonia l'incredibile abilità degli antichi egizi.
 
 Nonostante i danni causati dai terremoti, queste statue hanno continuato a dominare il paesaggio di Luxor, testimoni silenziosi del passaggio del tempo.
 
Particolarmente affascinante è la leggenda del "canto" all'alba, che trasformò questi monumenti in una delle prime attrazioni turistiche documentate della storia.
 
Infatti, il misterioso suono attirò visitatori da ogni angolo del mondo antico, compresi imperatori romani e poeti greci.
 
Attraverso le loro testimonianze, possiamo immaginare lo stupore e la meraviglia che questi colossi suscitavano negli antichi viaggiatori.
 
Visitare oggi i Colossi di Memnone significa intraprendere un viaggio nel tempo che vi permetterà di toccare con mano millenni di storia.
 
Durante la vostra visita, potrete ammirare non solo le gigantesche statue, ma anche immaginare la magnificenza del "Tempio di Milioni di Anni" che una volta custodivano.
 
A differenza di molti siti archeologici egiziani, l'accesso gratuito rende questa esperienza ancora più accessibile.
 
Alla fine, ciò che rende i Colossi di Memnone così straordinari è la combinazione unica di storia, leggenda e mistero che li avvolge.
 
Essentially, questi monumenti non sono solo testimoni della grandezza di un faraone, ma anche simboli della capacità umana di creare opere che sfidano il tempo.
 
Pertanto, quando pianificate il vostro viaggio in Egitto, ricordate di includere questa tappa fondamentale nel vostro itinerario, preferibilmente all'alba, quando potrete quasi immaginare di sentire l'antico "canto" che rese celebri questi colossi in tutto il mondo antico.
 

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FAQs

1. Cosa sono esattamente i Colossi di Memnone? 
 
I Colossi di Memnone sono due enormi statue di pietra alte circa 18 metri che raffigurano il faraone Amenhotep III seduto sul trono.
 
Costruite intorno al 1350 a.C., si trovano a Luxor e originariamente fungevano da guardiani all'ingresso del "Tempio di Milioni di Anni" del faraone.
 
2. Perché si chiamano "Colossi di Memnone"?
 
Il nome deriva da un equivoco storico. Gli antichi greci associarono erroneamente queste statue a Memnone, un eroe mitologico, invece che ad Amenhotep III.
 
Questa identificazione fu rafforzata da un fenomeno acustico che faceva "cantare" una delle statue all'alba, interpretato come il lamento di Memnone verso sua madre Eos.
 
3. Qual è la storia del famoso "canto" dei Colossi?
 
Dopo un terremoto nel 27 a.C., una delle statue iniziò a emettere un suono melodioso all'alba.
 
 Questo fenomeno, causato dal riscaldamento della pietra, attirò visitatori da tutto il mondo antico.
 
 Il "canto" cessò nel 199 d.C. quando l'imperatore Settimio Severo ordinò il restauro della statua danneggiata.
 
4. Come si possono visitare i Colossi di Memnone oggi?
 
I Colossi sono accessibili tutti i giorni e l'ingresso è gratuito. Si trovano sulla riva occidentale del Nilo a Luxor e possono essere raggiunti in taxi, con tour organizzati o noleggiando un'auto.
 
Il periodo migliore per la visita è tra novembre e marzo, quando le temperature sono più miti.
 
5. Cosa rende unici i Colossi di Memnone rispetto ad altre statue egizie?
 
La loro unicità risiede nelle dimensioni colossali, nella posizione all'aperto (anziché all'interno di tombe o templi), e nella ricca storia di leggende che li circonda.
 
 Inoltre, la loro funzione di guardiani di un enorme complesso templare e la loro sopravvivenza per oltre 3400 anni li rendono testimoni eccezionali dell'antica civiltà egizia.
 
 
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