Il fascino millenario dei Colossi di Memnone risiede non solo nella loro imponenza architettonica, ma anche nei miti e nelle leggende che li hanno avvolti per secoli.
Queste gigantesche statue hanno alimentato racconti fantastici che hanno attraversato culture e generazioni, rendendo questo sito uno dei più enigmatici dell'Egitto.
Chi era Memnone secondo la mitologia greca?
Memnone era un eroe leggendario della mitologia greca, figlio di Eos (la dea dell'aurora) e di Titone, un principe troiano.
Noto come un coraggioso e nobile guerriero di origine etiope, Memnone regnava come sovrano di Persia ed Etiopia.
Durante l'ultimo anno della guerra di Troia, Memnone guidò un imponente esercito di etiopi, susiani, indiani e assiri in soccorso della città assediata.
Considerato il "più bello tra tutti i guerrieri" che parteciparono al conflitto, come riportato nell'Odissea, Memnone possedeva un'armatura forgiata da Efesto, simile a quella di Achille.
Nonostante il suo valore in battaglia, incontrò un destino tragico: dopo aver ucciso Antiloco, fu trafitto e decapitato da Achille.
La morte di Memnone provocò l'immenso dolore della madre Eos, le cui lacrime formarono la rugiada mattutina.
Cosa racconta la leggenda del canto all'alba?
Secondo antichi resoconti, dopo un terremoto avvenuto nel 27 a.C., una delle statue iniziò a emettere un suono melodioso all'alba.
Questo fenomeno acustico, simile a un crepitio o a un lamento, si verificava quando i primi raggi del sole colpivano la statua danneggiata.
I greci e i romani interpretarono poeticamente questo suono come il lamento di Memnone che salutava sua madre Eos al sorgere del sole.
Come descritto elegantemente da Filostrato nella sua "Vita di Apollonio di Tiana": "I raggi del sole colpiscono le labbra, come un plettro che tocchi la lira, producendo una voce che consola la dea del mattino".
In realtà, il fenomeno aveva una spiegazione scientifica: era causato dall'aumento della temperatura all'alba che, facendo evaporare la rugiada accumulata nelle crepe della pietra, produceva vibrazioni sonore.
Il restauro della statua in epoca romana, per volere dell'imperatore Settimio Severo nel 199 d.C., interruppe questo fenomeno acustico.
Come si è diffusa questa leggenda nel mondo antico?
La fama della statua "cantante" si diffuse rapidamente nel mondo antico, attirando viaggiatori da tutto il Mediterraneo.
Il primo a documentare il fenomeno fu lo storico e geografo greco Strabone, che affermò di aver udito il suono durante un viaggio effettuato nel 20 a.C. [121].
Successivamente, anche altri illustri scrittori come Pausania, Tacito e Giovenale descrissero il fenomeno [121], contribuendo a diffondere la leggenda.
La statua divenne così celebre che persino imperatori romani si recarono in visita.
Giulia Balbilla, durante un viaggio in Egitto con la corte dell'imperatore Adriano e sua moglie Vibia Sabina, vi incise epigrammi ancora oggi leggibili.
Sulle statue sono state trovate circa 90 iscrizioni di persone che nell'antichità affermavano di aver sentito il suono emesso dalla statua.
L'ultima menzione del "canto" risale al 196 d.C., dopodiché nel terzo secolo d.C. cessarono le notizie e gli epigrammi celebrativi della "voce".
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